Via Lombroso 3, Reggio Emilia
Reggio Emilia · San Maurizio
Storia del Borgo Venezia
Un pugno di case costruite a filo d’acqua, sulla via Emilia, a est di Reggio. Il quartiere che ha dato il nome al nostro circolo.
Il Borgo Venezia è una piccola borgata popolare sorta alla fine dell’Ottocento a San Maurizio, la frazione di Reggio Emilia che si allunga sulla via Emilia verso Modena, fra il complesso del Mauriziano e il torrente Rodano. Non è mai stato un quartiere grande: erano poche decine di case, abitate da braccianti, senza terra, operai e artigiani, disposte lungo un canale.
Il nome non ha nulla di aulico. Nasce da un’ironia di paese: le case stavano talmente addossate all’acqua che le famiglie del posto, per dire dove abitavano, dicevano che stavano a Venezia. Poco più in là, un secondo caseggiato ancora più piccolo veniva chiamato Ancona, a ricordo di un’altra città bagnata dall’acqua.
Di quel borgo, oggi, resta poco: buona parte fu demolita negli anni Ottanta per fare posto alla zona artigianale e alle nuove lottizzazioni residenziali. Restano il toponimo, la memoria delle famiglie che ci hanno vissuto e il Centro Sociale Venezia, che di quella borgata è l’ultimo pezzo ancora in funzione — erede diretto della cooperativa di consumo aperta qui a inizio Novecento.
L’origine del nome
Perché si chiama Borgo Venezia
Sull’origine del toponimo circolano due spiegazioni. Non si escludono a vicenda: raccontano la stessa cosa da due punti di vista diversi, quello dei documenti e quello di chi ci abitava.
La versione documentaria: le case sull’acqua
Le borgate di Venezia e Ancona sorgevano nel punto in cui la fossetta Marciocca — un canale alimentato da acque risorgive, oggi tombato in questo tratto — confluiva nel sistema idraulico del torrente Rodano, all’altezza dell’attuale via Cesare Lombroso.
Le pareti degli edifici lambivano letteralmente i corsi d’acqua, esattamente come accade nel capoluogo veneto. Da qui il soprannome, coniato dalle famiglie del posto e poi rimasto sulle mappe e nel linguaggio comune.
Fonte: scheda storica del Comune di Reggio EmiliaLa versione orale: l’acqua in casa
Nella memoria del quartiere il nome viene spiegato in modo più diretto e più ruvido: Venezia perché ci si allagava. Le esondazioni del Rodano e dei canali di scolo erano ricorrenti, e l’acqua entrava regolarmente nelle abitazioni più basse.
È l’etimologia che si sente ancora raccontare al bancone del circolo, e che convive senza contraddizione con la prima: un borgo costruito a filo d’acqua è anche un borgo che si allaga.
Fonte: memoria orale del quartierePrima del borgo
Duemila anni di via Emilia
Il Borgo Venezia è recente, ma il luogo su cui sorge è uno dei più antichi presidi del territorio reggiano. Ai lati della via Emilia, qui a San Maurizio, si estendeva la necropoli romana di Regium Lepidi: dal Cinquecento in poi sono emersi numerosi reperti funerari e lapidi iscritte, oggi conservate ai Musei Civici, mentre nel 1925 — durante i lavori per la scuola elementare — furono ritrovati manufatti idraulici per la derivazione dell’acqua, costruiti riutilizzando materiali romani.
Nel Medioevo il punto in cui la via Emilia scavalca il Rodano era un nodo militare. Fino al XV secolo la località era indicata come Castrum Rhodani, il castello del Rodano, attestato già nel 1021 e di proprietà del monastero di San Tommaso di Reggio: sorgeva a sud della via Emilia, subito oltre l’incrocio con l’attuale via Lombroso, cioè a pochi passi da dove sarebbe nato il borgo. Le cronache ricordano un ponte, chiamato “ponte Pelato” o “ponte Piatto”, ricostruito alla fine del Duecento e allargato da Sigismondo Malaguzzi, cugino di Ludovico Ariosto.
Attorno a quel ponte si è combattuto per secoli: nel 1326 l’esercito guelfo devastò gli abitanti di San Maurizio, nel 1345 vi fu respinto il marchese Niccolò d’Este, nel 1409 gli Este vi passarono per riconquistare Reggio, nel 1648 la villa fu depredata dall’esercito francese di stanza in città. L’ultimo episodio è anche il più visibile: nel 1814 le truppe franco-italiane del generale Filippo Severoli si scontrarono qui con quelle austro-napoletane dirette su Reggio. Una palla di cannone si conficcò nella facciata della chiesa di San Maurizio, che si trovava in mezzo al campo di battaglia, ed è ancora oggi murata accanto all’affresco che raffigura il martirio del santo.
A cento metri dal borgo, infine, c’è il Mauriziano: la villa quattrocentesca dei Malaguzzi dove Ludovico Ariosto — figlio di Daria Malaguzzi — soggiornò a lungo, e che ricordò nei versi della quarta Satira. Di fronte alla chiesa sorgeva il mulino di San Maurizio, passato ai Malaguzzi nel 1438 e rimasto di loro proprietà fino all’Ottocento.
Cronologia
Le date del Borgo Venezia e di San Maurizio
Dalla necropoli romana alla Casa di Quartiere: le tappe principali della storia di questo pezzo di Reggio Emilia.
I sec. a.C.
IV sec. d.C.
IV sec. d.C.
La necropoli di Regium Lepidi
Ai due lati della via Emilia si estende la necropoli romana della città. I reperti emergeranno a più riprese dal Cinquecento in poi.
1021
Il Castrum Rhodani
Prima attestazione del castello del Rodano, proprietà del monastero di San Tommaso di Reggio, a sud della via Emilia presso l’attuale via Lombroso.
1126
Nasce San Maurizio
Prima citazione della villa di San Maurizio. La chiesa parrocchiale, già esistente, dipende dalle decime della basilica di San Prospero.
1438
Il mulino ai Malaguzzi
Valerio Malaguzzi Valeri, bisnonno materno di Ludovico Ariosto, ottiene il mulino di San Maurizio. La famiglia possiede anche il Mauriziano.
1447
Un comune autonomo
Una carta di quell’anno registra ancora San Maurizio e Rodano come comuni distinti, prima del definitivo assorbimento nella giurisdizione reggiana.
1814
La battaglia sul ponte del Rodano
Franco-italiani contro austro-napoletani. La palla di cannone conficcata nella facciata della chiesa è ancora oggi al suo posto. Scopri la storia della battaglia e la rievocazione della 51e Ligne →
Fine ‘800
Nascono le borgate popolari
Lungo il Rodano e la Marciocca si formano Venezia e Ancona; sulla via Emilia verso Masone, le Case Vecchie e le Case Operaie.
Inizio ‘900
La cooperativa di consumo
Nel borgo apre la cooperativa di consumo con osteria e bocciodromo: resterà in attività anche durante il fascismo. È l’antenata diretta del Centro Sociale Venezia.
Anni ’20 e ’30
Scuola, Casa del Fascio, aeroporto
Viene costruita la scuola elementare intitolata a Ludovico Ariosto e la Casa del Fascio, poi demolita nel dopoguerra. Per l’aeroporto vengono rasi al suolo interi insediamenti agricoli.
Dopoguerra
La casa del popolo
Il borgo diventa un polo di aggregazione popolare: feste di quartiere e Festa de l’Unità. Le prime urbanizzazioni interessano via Scaruffi e la zona attorno alla chiesa.
Anni ’60–’80
Lo spopolamento e l’industria
La popolazione di San Maurizio scende da 4.100 a 3.000 abitanti con l’abbandono delle campagne. Arrivano la zona artigianale, RCF e Max Mara.
Anni ’80
La demolizione del borgo
Buona parte dei caseggiati di Venezia viene abbattuta per fare spazio alla nuova zona artigianale e alle lottizzazioni residenziali.
Oggi
Casa di Quartiere
Il Centro Sociale Venezia è APS, riconosciuto dal Comune come Casa di Quartiere e aderente al circuito ANCESCAO. Il nome del borgo è rimasto attaccato a lui.
Una linea lunga un secolo
Dalla cooperativa di consumo alla Casa di Quartiere
Nelle borgate di San Maurizio, dai primi del Novecento, nacquero le prime cooperative di consumo: spacci nati per far arrivare pane, farina e generi di prima necessità a famiglie che non avevano terra e vivevano a giornata. Quella del Borgo Venezia aveva anche un’osteria e un bocciodromo, e restò aperta persino durante il fascismo.
Nel dopoguerra quegli stessi locali diventarono casa del popolo: feste popolari, Festa de l’Unità, un luogo dove il quartiere si contava. Alle Case Vecchie, poco più a est, funzionava un circolo del Partito Comunista Italiano.
Il Centro Sociale Venezia di oggi è la continuazione diretta di quella storia: l’associazionismo di quartiere nato sulle ceneri dei circoli cooperativi. Cambiano le forme giuridiche — cooperativa, circolo, oggi associazione di promozione sociale — ma il mestiere è rimasto lo stesso: tenere aperto un posto dove il quartiere possa incontrarsi.
La geografia del quartiere
Le altre borgate di San Maurizio
San Maurizio non ha mai avuto un centro unico. Era un insieme di piccoli nuclei disposti lungo la via Emilia, ciascuno con la sua osteria, il suo caseificio, la sua bottega.
Ancona
Il caseggiato gemello e minore di Venezia, subito accanto, battezzato con il nome di un’altra città bagnata dall’acqua — quella del mare.
Case Vecchie
Sulla via Emilia verso Masone, indicate sulle mappe militari anche come Ca’ Vecchia. Ospitavano decine di famiglie di operai e braccianti e un circolo del PCI. Le vicine Case Operaie erano invece in affitto.
Chiesa e Mulino
Il nucleo più antico, attorno alla parrocchiale e al mulino dei Malaguzzi, sul punto in cui la via Emilia attraversa il torrente Rodano.
Ritiro
All’innesto fra la via Emilia e la strada della Grastella. Il nome deriverebbe da un antico ricovero per persone svantaggiate, precedente all’epoca napoleonica. Qui c’erano il caseificio e la cantina sociale.
Villa Curta
La più estesa delle località rurali, a nord della via Emilia verso Gavassa. Metà del borgo fu demolita negli anni Trenta per costruire l’aeroporto. Conserva l’oratorio di Sant’Antonio di Padova e la sua sagra del 13 giugno.
La Grastella e Campo Alto
Due nuclei rurali: il primo antica possessione del monastero di San Tommaso, celebre per l’unico bosco di bambù del comune; il secondo così chiamato per il terreno più elevato della campagna circostante.
Quello che non c’è più
Un quartiere che è rimasto soprattutto un nome
Negli anni Ottanta buona parte del Borgo Venezia è stata demolita per fare spazio alla zona artigianale e alle nuove lottizzazioni. Le case sull’acqua non ci sono più, il tratto urbano della fossetta Marciocca è stato tombato, la Casa del Fascio è stata sostituita da condomini, il campo di calcio pubblico è diventato un parcheggio. Di un intero pezzo di città popolare restano un toponimo, qualche fotografia sparsa nelle case e i racconti di chi c’era. È esattamente per questo che continuiamo a raccoglierli.
Sul posto
Cosa si può ancora vedere nel quartiere
Una piccola guida per chi vuole camminare nel Borgo Venezia e nella frazione di San Maurizio a Reggio Emilia. Sono tutti punti raggiungibili a piedi dal Centro Sociale, in via Lombroso 3.
La palla di cannone del 1814
Sulla facciata della chiesa di San Maurizio, accanto all’affresco del martirio del santo. È il residuato dello scontro fra truppe napoleoniche e austriache combattuto sul ponte del Rodano.
Il Mauriziano
La villa quattrocentesca dei Malaguzzi, casa di Ludovico Ariosto, con il viale di pioppi cipressini, il parco e i camerini affrescati del Cinquecento. Oggi è museo e fattoria didattica.
Le lapidi romane
In via Augusto Tamburini, testimonianza superstite della necropoli di Regium Lepidi che si estendeva lungo la via Emilia.
La passeggiata del Rodano
Il percorso naturalistico lungo il torrente, parte della Cintura Verde comunale, con l’Area di riequilibrio ecologico Rodano-Gattalupa in via Lombroso e il vigneto in recupero.
Il fontanile Marciocca
Il corso d’acqua che ha dato il nome al borgo esiste ancora a monte, alimentato da acque risorgive, ed è oggi oggetto degli interventi di riqualificazione dei rii del Mauriziano.
